Dynamic Chiropractic
July 26, 1999, Volume 17, Issue 16
Una volta si credeva che un’ernia del disco, una volta apparsa, fosse permanente. Tuttavia recenti ricerche compiute con risonanze magnetiche e tomografie hanno dimostrato che non è vero. Tali studi hanno dimostrato che le ernie, sia cervicali sia lombari, non solo mostrano dimensioni ridotte dopo un periodo di trattamento ma che in molti casi regrediscono e non sono più visibili nelle immagini radiografiche dopo il trattamento.
Varie ricerche mediche e chiropratiche sono state effettuate e pubblicate. In un recente studio fatto da Mochida e altri, sia le ernie cervicali (CHD) sia lombari (LHD) sono state prese in considerazione con visualizzazioni radiografiche pre e post trattamento. Nel caso di CHD tali studi hanno dimostrato che nel 40% dei casi era presente una riduzione di dimensione o una regressione. Nel caso di LHD è stato dimostrato una riduzione dell’ernia in circa il 60% dei casi. I ricercatori hanno anche dimostrato che maggiore era l’ernia o protrusione e maggiore era la rata di riduzione dell’ernia stessa concludendone che la riduzione o riassorbimento dell’ernia dipende sia dalla taglia, sia dalla posizione, sia dalla fase del problema. Le ernie che rispondevano meglio erano quelle su cui si interveniva all’inizio del apparire, con risultati migliori per quelle laterali contenute rispetto a quelle più piccole oppure sottolegamentose. Importante notare comunque che la maggior parte dei pazienti nello studio di Mochida hanno ottenuto un beneficio clinico indipendentemente dai risultati radiologici post trattamento.
In un altro studio, Mochida ha dimostrato la presenza di grandi quantità di cellule macrofage nelle ernie asportate chirurgicamente oltre all’evidenta di formazione di nuova vascolarizzazione. Questo potrebbe dimostrare che l’azione di digestione fagocitica potrebbe essere responsabile della diminuzione di taglia dell’ernia in quanto il corpo attacca i frammenti di disco come se fossero corpi estranei. Ricerche immunologiche e chimiche sono in corso per capire la patofisiologia di tale riduzione.
In un’altra ricerca sulle LHD di Bozzao e altri il 63% dei pazienti trattati in modo conservativo con epidurali, farmaci ecc. hanno dimostrato un riassorbimento dell’ernia nelle immagini di controllo. Altro studio sulle LDH di Ellemberg e altri, dimostra che pazienti con evidenze radiografiche e mielografiche di radicolopatie hanno mostrato riduzioni delle ernie in 78% dei casi. Matsubara dimostra che pazienti trattati medicalmente con farmaci, fisioterapia, trazioni e iniezioni di steroidi epidurali, mostrano segni di riduzione nel 60% dei casi.
In una delle poche ricerche chiropratiche condotte con risonanze magnetiche, ho pubblicato uno studio su 27 pazienti afflitti sia da CDH o LDH. Nel 63% dei casi, come dimostrano le immagini pre e post trattamento, era presente una riduzione o completa remissione dell’ernia. 80% dei casi presentavano un notevole miglioramento clinico e 78% dei pazienti sono tornati al lavoro che facevano prima dell’ernia.
Il trattamento chiropratico si è dimostrato positivo non solo a livello clinico ma anche a livello anatomico e radiografico.
In una ricerca di Cassidy e altri sugli effetti dell’aggiustamento chiropratico in posizione laterale su comprovate ernie, gli autori hanno trovato che 13 su 14 pazienti hanno ottenuto buoni risultai clinici. Di quei 13 circa la metà presentavano diminuzione della taglia dell’ernia nelle tomografie di controllo.
References